sabato 21 agosto 2021


In questi giorni è in corso una campagna di raccolta firme per un referendum "radicale" sull'eutanasia

Politici cattolici assenti sul referendum per l’eutanasia legale

Mentre i movimenti a favore sono iper-organizzati, c'è un silenzio assordante dai politici cattolici

di Carlo Salvo *

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Politici cattolici assenti sul referendum per l'eutanasia legale. Lettera aperta di Carlo Salvo, presidente del Movimento per la Vita per il territorio di Corigliano-Rossano.

Politici cattolici assenti sul referendum per l'eutanasia legale

Nell’ambito della società moderna, la cultura cattolica focalizza l’attenzione su due temi fondamentali, quello  della famiglia e quello della centralità dell’uomo. Temi questi che rappresentano, per la maggioranza del popolo Italiano, di matrice cristiana, punti saldi e non soggetti ad interpretazione. Pur tuttavia, vi è una sorta di accanimento volto ad affermare l’idea che la vita umana appartiene all’uomo e che lo stesso è libero di scegliere come e quando spegnerla. Nonostante il delicatissimo periodo che stiamo vivendo, quello della pandemia, i vari movimenti di estrazione Radicale,  in maniera subdola ed in sordina, sono concentrati a raccogliere le sottoscrizioni al fine di promuovere un Referendum a favore dell’eutanasia e di  quella orribile pratica del suicidio assistito. 

Tali movimenti, sono impegnati in una capillare opera di convincimento, inculcando la teoria che ogni uomo è padrone della propria vita e che alla sofferenza fisica si può porre fine con il suicidio legalizzato. Una sorta di sfida nei confronti del Creatore, l’unico che può decidere sulla nostra vita presente e futura, nascita e morte comprese. La sacralità della vita, quindi, viene ostacolata e mortificata dai sostenitori del Referendum che attraverso azioni di proselitismo, riescono a coinvolgere nel loro operato politici di vario ordine e grado. 


PER APPROFONDIRE | La posizione della Chiesa reggina sull'eutanasia (Leggi l'articolo)


Esempio eclatante è quello avvenuto nell’ambito del Comune di Cassano all’Ionio dove il Sindaco e parte dell’amministrazione comunale, hanno accolto quasi in pompa magna Marco Gentili co-presidente dell’associazione “ Luca Coscioni” e membro del Comitato Promotore del Referendum Eutanasia Legale. Il sig. Gentili ha fatto visita a Cassano all’Ionio, come in altre cittadine, per sostenere la necessità di far approvare urgentemente una legge sulla legalizzazione dell’eutanasia, facendo tappa al banchetto organizzato in località Marina di Sibari, volto alla raccolta delle firme per la presentazione del Referendum. 

Utilizzando la pagina “social”, per comunicare l’avvenimento, i rappresentanti politici del Comune di Cassano all’Ionio, presenti, hanno addirittura esternato manifestazioni di piacere ed onore alla visita del Gentili presenziando, insieme ad una rappresentanza della Polizia locale e della stampa il banchetto utilizzato per accogliere le persone interessate alla firma.


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Gli autorevoli rappresentanti cattolici devono assolutamente intervenire e promuovere una campagna contro il Referendum onde evitare di ricadere nello stesso errore del 1978, dove la troppa superficialità o forse la troppa sicurezza, ha permesso il varo dell’orribile e blasfema legge sull’aborto, la n. 174 del 1978. Non possiamo permettere che i promotori del suicidio assistito e dell’eutanasia, possano, in questo particolare momento di confusione ed incertezza, lavorare indisturbati per legalizzare una ulteriore macchina di morte. 

Ciò che è avvenuto nel Comune di Cassano all’Ionio, ad opera di parte dell’amministrazione Comunale, è da condannare senza se e senza ma, non solo per ciò che si è propagandato, ma anche per la mancanza di rispetto alla Diocesi presente sul territorio, senza dimenticare che la nostra  Nazione è pro-vita e contraria a qualunque tipo di eutanasia e suicidio assistito.

* Movimento per la Vita Corigliano - Rossano

giovedì 9 aprile 2020

Coronavirus, Salvo: “Governo, nemico numero uno di partite Iva e imprenditori”

In questo particolare periodo storico, l’attenzione risulta essere focalizzata esclusivamente sugli effetti provocati dal Covid 19 ma è necessario iniziare a riflettere su quello che succederà, a breve, nel sistema economico nazionale e per riflesso in quello regionale


COSENZA – «I timori sulle possibili conseguenze da contagio che ad oggi hanno tenuto e stanno tenendo con il fiato sospeso l’intera popolazione, ben presto spariranno e noi tutti ci troveremo difronte ad un ulteriore dramma, probabilmente ancora più pesante, che sarà quello di una nazione ridotta alla fame ed alla povertà, il disastro economico – sociale più violento di tutti i tempi». E’ quanto sostiene l’avvocato Carlo Salvo, che esprime sottolinea come la «preoccupazione, pian piano inizia ad occupare i pensieri di tutti coloro i quali vivono del proprio lavoro, il cosiddetto popolo delle partite Iva che a causa di provvedimenti governativi scellerati, sono stati costretti, forzatamente, a chiudere le proprie attività paralizzando così tutto il comparto produttivo della Calabria nazione. Non dimentichiamoci che l’apparato economico statale, è composto da più tipologie lavorative, comprese quelle costituite da soggetti che lavorano in nero, a volte anche costretti per forza maggiore, i quali attraverso le loro prestazioni giornaliere riescono a mantenere e a dar da mangiare ad una famiglia intera. Vi sono inoltre i commercianti ed i liberi professionisti nonché gli imprenditori che investono le loro risorse nella propria azienda creando così posti di lavoro. Questo è il sistema economico – produttivo dell’Italia che piaccia o non piaccia, condiviso o non condiviso, rappresenta un modello di vita quotidiana e di certezza per chi lavora e per le rispettive famiglie».
«È facile immaginare che la paralisi di dette attività per un discreto periodo di tempo, non può che creare disoccupazione, povertà e disperazione. Evidentemente poco importa a chi come i nostri rappresentanti politici vivono grazie allo Stato che mensilmente provvede ad accreditare sui loro conti fior di quattrini, oppure sono così superficiali ed istintivi da non rendersi conto che tali provvedimenti inevitabilmente colpiranno al cuore l’economia dell’intero paese. L’attuale classe politica è composta, in maggioranza, da soggetti privi di adeguata preparazione, avventurieri ed altro, i quali hanno distrutto il sistema sanitario nazionale prima e con il varo degli attuali provvedimenti legislativi, inevitabilmente metteranno in ginocchio l’economia dell’intera nazione».
«In questo bruttissimo momento, i nostri governanti – prosegue l’avv. Salvo – anziché aiutare e sostenere le attività professionali e produttive, hanno preferito dimostrato il totale disinteresse nei confronti del popolo delle partite iva. Ridicolo ed offensivo è stato, ad esempio, lo slittamento del pagamento dell’IVA di solo quattro giorni, dal 16 al 20 di marzo e l’irrisoria somma di euro 600,00 a rimborso per il danno subito e comunque riservata a poche categorie commerciali. Trattasi, quindi, di misure ridicole ed offensive, che comunque rappresentano il minimo danno rispetto a quello che deriverà dalla forzosa chiusura delle attività lavorative e del divieto di lavorare e di produrre. Il popolo Italiano, purtroppo, pagherà un caro prezzo per aver eletto politici incompetenti ed irresponsabili, per avere un apparato governativo inadeguato alla risoluzione delle problematiche generali e per avere partiti politici inutili e poco propensi al bene comune. La paralisi del sistema produttivo, purtroppo, creerà alla comunità intera, danni irreversibili ancora superiori a quelli del “coronavirus”».
«Alla classe politica, evidente, poco interessa che per la maggior parte delle partite iva, la chiusura dell’attività comporterà l’impossibilità di provvedere al sostentamento proprio e della famiglia, e che la mancanza di garanzie per il futuro provocherà una sorte di disperazione con conseguenze irreparabili per tutti. Basta pensare alle aziende che saranno costrette a licenziare ed assistere impotenti al fallimento annunciato per il mancato aiuto da parte dello stato, le conseguenze anche in questo caso saranno dettata dalla disperazione ed i decessi volontari potrebbero addirittura essere di numero superiori a quelli provocati del Covid 19».

Consorzi bonifica, Salvo: “enti inutili, calabresi vessati da tasse illegittime e incostituzionali”

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“Illegittima la richiesta dei contributi avanzata dai Consorzi di Bonifica” queste le parole di dissenso espresse dall’avvocato Carlo Salvo, che continua: “i Calabresi continuano a subire soprusi. Il popolo Calabrese, è sempre stato vessato dalle continue richieste di danaro da parte degli Enti locali compreso l’Ente Regione che per favorire i Consorzi di Bonifica aveva varato la Legge regionale  23 luglio 2003 n. 11, che all’art. 23, comma1 lettera a) prevedeva che un cittadino calabrese proprietario di un terreno era obbligato a pagare un contributo consortile, indipendentemente dal beneficio ricevuto. È evidente che una tale disposizione legislativa è stata all’epoca varata dalla classe politica regionale, in spregio degli interessi  dei calabresi, con l’unica finalità di favorire uno di quei carrozzoni politici – clientelari, creati solo ed esclusivamente per fini elettorali, qual’è il Consorzio di Bonifica, classico Ente inutile. I politici regionali, nel corso delle precedenti legislature, mai hanno inteso cancellare questa legge vergognosa, dimostrando disinteresse totale nei confronti dei calabresi, tutelando, invece gli interessi dei Consorzi di Bonifica considerati bacini di voti da sfruttare nelle varie competizioni elettorali. 

Fortunatamente, a tutelare gli interessi dei malcapitati calabresi ci ha pensato la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 188/2018 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei contributi del Consorzio di Bonifica, ciò a significare che la citata legge regionale sopra richiamata non può e non deve più essere applicata, con la naturale conseguenza che i Consorzi di Bonifica non possono più pretendere soldi dai proprietari dei terreni. La cosa più vergognosa e illegale, è rappresentata dal fatto che gli stessi Consorzi di Bonifica, mediante la propria società di riscossione continua a richiedere soldi ai Calabresi i quali si vedono costretti a pagare per evitare espropriazioni forzate sui conti correnti e fermi amministrativi sulle proprie autovetture. 

Questa situazione è l’ulteriore prova che i politici regionali non hanno a cuore gli interessi della collettività ed il popolo Calabrese continua a confidare in chi, nelle continue promesse mai realizzate, ha fatto il cavallo di battaglia delle sue campagne elettorali”.